Bullismo e Cyberbullismo

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Cyberbullismo

Tipologie
Cyberminacce
Indicatori di rischio
Caratteristiche

 

Tipologie

Cyberbullismo (Smith, 2007)

Con il termine cyberbullismo si identificano le azioni aggressive ed intenzionali, eseguite, attraverso strumenti   elettronici (sms, mms, immagini, foto o video clips, chiamate telefoniche, e-mail, chat rooms, istant  messaging,   siti web, offensivi e molesti), da una persona singola o da un gruppo, che mirano deliberatamente a far male o a danneggiare un coetaneo che non può facilmente difendersi e che si ripetono nel tempo, protraendosi per settimane, mesi o talvolta anni.

ESEMPI di CyberBULLISMO (Willard, 2007)

Il cyberbullismo consiste, dunque, nell’agire in maniera crudele verso altre persone, inviando o pubblicando materiale offensivo attraverso Internet o il telefono cellulare. Ciò può, allora, avvenire con le seguenti modalità:

  • FLAMING - Messaggi elettronici violenti e volgari mirati a suscitare “battaglie” verbali online.
  • HARASSMENT - Molestie. Invio ripetuto di messaggi offensivi, scortesi e insultanti.
  • CYBERSTALKING - Cyber-persecuzione. Invio ripetuto di messaggi contenenti minacce o fortemente intimidatori.
  • DENIGRATION - Denigrazione. Sparlare di qualcuno online. Inviare o pubblicare pettegolezzi e dicerie crudeli su una persona per danneggiarne la reputazione o le amicizie.
  • IMPERSONATION - Sostituzione di persona. Violare l’account di qualcuno, farsi passare per questa persona e inviare messaggi per dare una cattiva immagine della stessa, crearle problemi o pericoli e danneggiarne la reputazione o le amicizie.
  • OUTING AND TRICKERY - Rivelazioni e inganno. Condividere online segreti o informazioni imbarazzanti su un’altra persona. Spingere con l’inganno qualcuno a rivelare segreti o informazioni imbarazzanti e poi condividerle on line
  • EXCLUSION - Escludere intenzionalmente qualcuno da un gruppo online, come una “lista di amici”.

ATTENZIONE

Non sottovalutare il CYBERbullismo e le CYBERminacce. In alcuni casi è necessario ricorrere all’Autorità Giudiziaria.

 

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CYBERMINACCE (Willard, 2006)

Le cyberminacce sono affermazioni generali che lasciano pensare che lo scrivente sia emotivamente sconvolto e possa prendere in considerazione il progetto di fare del male a se stesso o ad altri.

Le CYBERMINACCE si suddividono in:

MINACCE DIRETTE: minacce effettive di fare del male a qualcuno o suicidarsi.

MATERIALE A CARATTERE ANGOSCIANTE: materiale online che fornisce indizi circa il fatto che la persona è emotivamente sconvolta e potrebbe pensare di fare del male a qualcuno, a se stessa o suicidarsi.

 

 

 

ESEMPI DI CyberMINACCE

Jeff ha scritto nel suo blog: “Sono un ritardato [imprecazione] per avere anche solo pensato che le cose potessero cambiare. Comincio a  rimpiangere di stare al mondo. Ci vuole coraggio per puntare un’arma verso se stessi, ci vuole coraggio per affrontare la morte.”

Celia ha conosciuto Andrew in una chatroom. Andrew ha scritto: “Se porti un’arma a scuola finisci sulla prima pagina di tutti i giornali… non posso immaginare di passare la mia vita senza ammazzare un po’ di gente… le  persone assaggeranno il mio fucile per pura disgrazia… se non mi piace il modo in cui mi stai guardando, muori…sono io a scegliere chi vive e chi muore.”

Greg ha creato un account anonimo per la messaggeria istantanea (IM) e ha inviato un messaggio minaccioso alla sorella maggiore, dicendo che il giorno successivo sarebbe stata uccisa a scuola.

Sono tutte storie vere!

Jeff ha ucciso nove persone e poi si è suicidato.

Celia ha riferito la sua conversazione online al padre, che ha avvisato la polizia. La polizia ha riscontrato che Andrew possedeva parecchie armi, tra cui un AK-47. Attualmente si trova in carcere.

La sorella di Greg si è confidata con i genitori che hanno, allora, avvisato la scuola e in quest’ultima è scattato il “lock-down” (procedura adottata negli USA quando una persona armata si aggira per un campus o una scuola). Greg è stato, allora, identificato e quindi arrestato per minacce.

 

Non tutte le CYBERminacce sono attendibili (Willard, 2007).

Una minaccia che viene comunicata online potrebbe essere:

uno scherzo, una parodia o un gioco;

una chiacchiera che, una volta nata, è cresciuta e si è propagata;

materiale pubblicato da un giovane che sta recitando un personaggio minaccioso, ma fittizio e limitato alla sfera online;

gli ultimi spari di un “flaming”, una battaglia verbale che è sfuggita di mano e che difficilmente avrà un reale sbocco violento;

materiale pubblicato da qualcuno che si finge un’altra persona, per crearle dei guai;

materiale a carattere angosciante, pubblicato da qualche giovane depresso o arrabbiato che non rappresenta una minaccia immediata.

 

Happy Slapping o Cyberbashing (Parry Aftab, 2006, Philip Recchia, 2006)

L'happy slapping (schiaffo allegro!) è un fenomeno giovanile iniziato, nel 2004, in Inghilterra.

Un gruppo di ragazzi scopre di divertirsi tirando ceffoni a sconosciuti e riprendendo le azioni con i videotelefonini. I video vengono poi pubblicati su  internet.


Un ragazzo o un gruppo di ragazzi picchiano un adolescente, mentre altri riprendono l’aggressione con il videotelefonino.

Le immagini vengono poi pubblicate su internet. Le aggressioni sono generalmente reali, qualche volta preparate e quindi recitate

 

 

 

 

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Indicatori di rischio (Willard, 2006)

 

Rivelazione di informazioni personali

I giovani, generalmente, rivelano, nelle pagine web e nei blog, numerose informazioni private (nome, cognome, età,   sesso, salute, razza, indirizzo di residenza, nazionalità, numero di telefono, orientamento sessuale. etc).

Ma non sempre valutano attentamente i rischi: le informazioni   inviate e pubblicate, oltre a rimanere per sempre di dominio pubblico, possono essere re-inviate a chiunque ed in ogni parte del mondo.

 

Dipendenza da Internet

Si è affetti da Dipendenza quando la persona dedica la maggior parte del proprio tempo a navigare su Internet e progressivamente perde interesse per tutte le altre attività (studio, sport, socializzazione, hobby, etc).

La Dipendenza da Internet è, dunque, il sintomo di importanti disagi individuali, relazionali, familiari.

Ricordiamo che Internet è un luogo dove il tempo è distorto e dove i bambini e gli adolescenti possono sfuggire alle preoccupazioni del mondo reale: si sentono liberi, indipendenti, disinibiti e accettati.

Internet è disponibile 24 ore su 24. È, dunque, un gioco che continua sempre.

È, infatti,  sempre possibile incontrarvi gli “amici” e per questo la vita online risulta costantemente invitante.

Molti siti web commerciali sono, inoltre, studiati per far rimanere “appiccicati” gli utenti; le loro attività sono pensate specificamente per spingere i giovani a trascorrere più tempo possibile su un certo sito e a tornarvi frequentemente.

 

Comportamenti sessuali a rischio

I giovani su Internet utilizzano le comunità e i “servizi cercapersone” per trovare coetanei con cui intrattenere attività di tipo sessuale: dalle discussioni online sul sesso al “rimorchiare”.

In questi casi  possono pubblicare o offrire immagini e video sexy o sessualmente espliciti.

 

Comunità che incoraggiano il suicidio e l’autolesionismo!

I giovani depressi possono interagire con siti e gruppi che forniscono informazioni sui modi di suicidarsi e su come praticare l’autolesionismo, incoraggiando tali attività.

Per autolesionismo   intendiamo: tagli, anoressia, svenimenti etc.

 

Reclutamento da parte di siti che incitano all’odio

verso la POLIZIA e verso i CARABINIERI

Esempio:

x tutti quelli ke rifiutano la divisa..
x tutti quelli ke rifiutano l'ingiustizia
il nostro grido oggi e sempre sarà

ACAB  (All Cops are bastards = Tutti i poliziotti sono bastardi)

Anche in Italia sono numerosi i ragazzi che si coordinano in rete per attaccare le forze dell’ordine prima, durante e dopo la partita di calcio e pubblicare, poi, su internet videoclip e frasi offensive nei loro confronti.

 

Videogiochi violenti

I giochi (gaming) violenti prevedono frequentemente la presenza di vittime, scelte per motivazioni di carattere sessuale o sulla base di pregiudizi.

I giovani si impegnano spesso in giochi di simulazione online, che rafforzano la percezione secondo cui tutti i tipi di interazione su Internet, compresi quelli di carattere violento, sono  “solo un gioco”.


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Caratteristiche (Pisano, Saturno 2008)

Differenze tra Cyberbullismo e Bullismo (Pisano, Saturno 2008)

Caratteristiche del CYBERBULLISMO Caratteristiche del BULLISMO

Possono essere coinvolti ragazzi ed adulti di tutto il mondo.

Chiunque, anche chi è vittima nella vita reale, o ha un basso potere sociale, può diventare un cyberbullying.

I cyberbulli possono  essere anonimi, fingersi anonimi e sollecitare l’inclusione di altri “amici” anonimi, in modo che la persona non sa con chi si sta interagendo.

Il materiale cyberbullistico può essere diffuso in tutto il mondo.

Le comunicazioni online possono essere particolarmente sadiche.

Le comunicazioni aggressive possono avvenire 24 ore su 24.

Alta Disinibizione: i cyberbulli tendono a fare online ciò che non farebbero nella vita reale.

La percezione di invisibilità da parte del cyberbullo:  “Tu non puoi vedere me!”

Mancanza di feedback tangibili sul proprio operato, “Io non posso vedere te”! e conseguente insufficiente consapevolezza sugli effetti delle proprie azioni.

Depersonalizzazione: le conseguenze delle proprie azioni vengono ascritte alla “personas” o “avatars” create.

Sono coinvolti solo gli studenti della classe e/o dell’Istituto.

Generalmente solo il bullo, il gregario e il bullo-vittima agiscono prepotenze.

I bulli sono studenti, compagni di classe o di Istituto, conosciuti dalla vittima.

Le azioni bullistiche vengono raccontate ad altri studenti della scuola in cui sono avvenuti i fatti o ad amici frequentanti altre scuole limitrofe.

Il bullismo raramente raggiunge forme di sadismo se non quando evolve nella criminalità minorile.

Le azioni bullistiche avvengono durante l’orario scolastico o nel tragitto casa-scuola, scuola-casa.

Media Disinibizione sollecitata dalle dinamiche del gruppo classe.Il bisogno del bullo di dominare nelle relazioni interpersonali, rendendosi visibile.

Presenza di feedback tangibili da parte della vittima ai quali il bullo non presta attenzione.

Consapevolezza ma fredda cognizione.

Deresponsabilizzazione: “Stiamo scherzando”, “Non è colpa mia”.

 

Siti nei quali pubblicare materiale offensivo (Pisano, 2007)

Alcuni siti nei quali gli studenti possono pubblicare materiale offensivi

www. google.it
www.yahoo.it
www.youtube.com
www.metello.com
www.scuolazoo.com

Sono, generalmente, catalogati come: Comedy, Science and Tecnology, Entertainment, Video divertenti, Studenti a scuola, Antonio Vs Paolo, Fight, etc.

 

Dati statistici - Uso Nuove tecnologie (Istat - Istituto degli Innocenti 2006)

Possesso del cellulare: Il cellulare, tra i 6 e i 17 anni, viene utilizzato per: Uso di internet tra i 6 e i 17 anni
6-10 anni: 20,9% telefonare 89% 6-10 anni 13%
11 -13 anni:

35,2% nel 2000,

74,3% nel 2005

inviare messaggi 84,1% 11-13 anni 39%
14 -17 anni

70,4% nel 2000,

90% nel 2005

giocare 39,9% 14-17 anni 62%
fare e ricevere fotografie 24,1%

 

ATTENZIONE!

L’elevata diffusione dei cellulari e dell’uso di internet può rendere i bambini e gli adolescenti vittime di angherie e soprusi oppure autori delle sopraffazioni ON LINE.

 

Diffusione del fenomeno (Smith, 2007)

UK

2005, NCH (Formerly National Children’s Home) ha svolto una ricerca su 770 studenti di età compresa tra gli 11 e i 19 anni. Il 20% afferma di essere stato cyberbullizzato, mentre l’11% ha dichiarato di aver inviato messaggi minacciosi a qualcuno.

2006, Noret and Rivers, hanno svolto una ricerca su 11.227 studenti di età compresa tra gli 11 e i 15 anni ai quali fu chiesto se avessero mai ricevuto SMS o E-mail offensive o minacciose. Il 7% ha riferito che è successo almeno una volta (comunque il dato è più elevato nel campione delle ragazze rispetto a quello dei ragazzi).

2006, Smith et al., hanno svolto un dettagliato studio su 92 studenti di età compresa tra gli 11 e i 16 anni, provenienti da 14 scuole di Londra. Nello studio il cyberbullismo fu suddiviso in sette differenti categorie: 1) SMS, 2) immagini e video clip (attraverso cellulare), 3) chiamate telefoniche, 4) E-mail, 5) Chat Rooms, 6) Istant messaging (via cellulare), 7) web site. Il 20% degli studenti hanno riferito di essere stati vittime di cyberbullismo almeno una volta, mentre il 6,6% più volte. Le forme più comuni di cyberbullismo sono risultate le telefonate (mute o sgradevoli) e l’E.mail offensive, mentre il bullismo in Chat Rooms sembra essere il meno frequente.

SVEZIA

2006, Slonje e Smith hanno svolto un ricerca su 360 adolescenti tra i 12 e i 20 anni. La ricerca ha evidenziato che il 5,3% è stato cyberbullizzato una o due volte, mentre il 2.8% molto frequentemente.

CANADA

2006, Li ha svolto un’indagine su 264 studenti. Circa il 25% riferisce di aver subito cyberbullismo, mentre il 17% afferma di aver cyberbullizzato un coetaneo.

AUSTRALIA

2005, Campbell ha riscontrato che il 14% di 120 studenti di otto anni è stato oggetto di cyberbullismo mentre l’11% ha cyberbullizzato un compagno nell’ultimo anno.

USA

2004, Ybarra and Mitchell hanno svolto una ricerca su 1501 studenti di età compresa tra i 10 e i 17 anni che usano regolarmente Internet, Il 12% ha riferito di essere diventato aggressivo con qualcuno, on line, mentre il 4%  afferma di aver subito aggressioni. Il 3% dichiara, inoltre, di aver qualche volta subito cyberbullismo, altre volte di essersi comportato aggressivamente on line. Gli autori ipotizzano, allora, che alcune vittime di bullismo (reale) possano usare internet per attaccare gli altri, e vendicarsi on line delle offese subite nella vita reale.

2006, Ybarra, Mitchell, Wolak e Finkelhor, in uno studio di follow up, hanno trovato che il 9% dei giovani sono stati vittime di molestie attraverso Internet.

2007, Raskauskas and Stoltz (in press) in uno studio su 84 studenti, di età compresa tra i 13 e i 18 anni, hanno riscontrato che il 49% ha subito cyberbullismo, mentre il 21% ha riferito di essere un cyberbullo. Gli autori hanno, allora, verificato che molte cybervittime sono anche vittime di bullismo tradizionale e molti cyberbulli sono anche bulli nella vita reale. L’ipotesi che la tradizionale vittima possa diventare un cyberbullo (Ybarra & Mitchell, 2004)  non ha, dunque, avuto un riscontro scientifico.

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